Nelle ultime settimane il dibattito sul futuro energetico della Calabria si è acceso notevolmente. Le dichiarazioni istituzionali, tra cui l’intervista rilasciata dal Presidente della Regione Roberto Occhiuto al Corriere della Sera, hanno spinto forte sulla narrativa della Calabria come “hub strategico della transizione energetica”, un territorio capace di produrre molta più energia di quanta ne consumi e pronto ad attrarre grandi investimenti energivori come i Data Center.

Ma qual è la reale struttura del surplus elettrico calabrese? Siamo davvero di fronte a una regione guidata dalle fonti verdi?

Come Creta Energie Speciali, da sempre impegnata nello sviluppo di soluzioni tecnologiche avanzate per la gestione dell’energia e la promozione dell’autoconsumo, accogliamo con grande interesse l’analisi critica mossa dal Prof. Ing. Daniele Menniti (Professore Ordinario di Sistemi Elettrici per l’Energia presso l’Università della Calabria). Il suo esame rigoroso dati ufficiali ha sollevato una riflessione cruciale,  ampiamente ripresa da numerose testate giornalistiche, tra cui Corriere della Calabria, LameziaTerme.it, StrettoWeb, PianaInforma e ItaliaNelFuturo.

I numeri ufficiali di Terna (2024), infatti, fotografano uno scenario ben diverso dall’immaginario comune.

L’equivoco del surplus: la Calabria esporta energia, ma è prodotta a gas

È un dato di fatto: la Calabria è stabilmente una regione esportatrice netta di energia elettrica. Nel 2024, guardando i dati ufficiali di Terna, a fronte di una richiesta regionale di circa 6.126 GWh (e consumi finali sul territorio pari a 5.050,4 GWh), la produzione destinata al consumo ha superato i 13.024 GWh. Questo significa che la Calabria ha esportato verso le altre regioni un imponente saldo netto di quasi 6.900 GWh.

Tuttavia, il punto nodale evidenziato dal Prof. Menniti riguarda la fonte di questo surplus. Contrariamente a quanto si possa pensare, la sovracapacità non è trainata dal vento o dal sole, bensì dalle fonti fossili tradizionali:

  • Il peso del termoelettrico: Nel 2024, gli impianti calabresi alimentati prevalentemente a gas naturale hanno prodotto ben 9.481,5 GWh, coprendo da soli il 70,8% della produzione lorda complessiva della regione.
  • Il ruolo delle rinnovabili: La produzione combinata di eolico e fotovoltaico si è fermata a 3.106,1 GWh. Anche integrando l’idroelettrico (813,6 GWh), il comparto green totale raggiunge i 3.919,7 GWh. Una quota importante, capace di coprire circa il 64% della richiesta interna, ma del tutto insufficiente a giustificare l’energia esportata.

La conclusione tecnica è netta: ad oggi la Calabria funziona come un hub energetico basato sul gas naturale, non sulle rinnovabili. Inoltre, i dati storici tra il 2021 e il 2024 mostrano che a fronte di un calo del 20% della produzione termoelettrica, il contributo complessivo delle fonti verdi è rimasto sostanzialmente stabile, evidenziando la mancanza di un’accelerazione robusta sul fronte della generazione pulita.

Oltre la retorica: i nodi di fotovoltaico e idroelettrico

L’analisi mette in guardia da un altro errore comune: la confusione sistematica tra potenza installata (MW) ed energia realmente prodotta (GWh).  Due esempi lampanti emergono dall’analisi territoriale:

  • L’Idroelettrico come riserva, non come flusso continuo: Nel 2024 la regione disponeva di una potenza idroelettrica efficiente lorda di 843,2 MW, ma la produzione effettiva è stata di soli 813,6 GWh. Ciò equivale a circa 965 ore annue di utilizzo alla massima potenza (un fattore di utilizzazione dell’ordine dell’11%). Questa risorsa è preziosa per la stabilità della rete e i servizi di dispacciamento, ma non genera un volume di energia di massa.
  • Un Fotovoltaico che deve ancora crescere: Nonostante l’elevatissimo irraggiamento solare della Calabria, la produzione fotovoltaica si è attestata a 918,3 GWh, coprendo appena il 15% della richiesta regionale. Non siamo affatto in una condizione di “saturazione” o eccesso di fotovoltaico, ma c’è ancora un enorme potenziale inespresso che deve essere sviluppato per sostituire concretamente il combustibile fossile.

L’insidia delle nuove domande energivore (Data Center)

Un altro tema caldo riguarda l’attrazione sul territorio di infrastrutture digitali ad alto consumo, come i grandi Data Center, attratti dall’idea di un “prezzo zonale” dell’energia favorevole. Dal punto di vista tecnico, l’inserimento di un carico stabile e continuo (attivo 24 ore su 24) nell’attuale assetto di rete rischia di produrre l’effetto opposto a quello sperato. Nelle ore notturne o nei momenti di assenza di vento e sole, tale domanda verrebbe inevitabilmente soddisfatta dalle centrali termoelettriche tradizionali. Senza regole precise, l’insediamento indiscriminato di queste industrie finirebbe paradossalmente per prolungare la vita economica degli impianti a gas e aumentare le emissioni sul territorio.

Quale strategia per un futuro davvero sostenibile? La visione di Creta Energie Speciali

Come azienda da sempre orientata all’evoluzione dei sistemi energetici e all’innovazione, riteniamo che l’analisi del Prof. Menniti offra la strada metodologica corretta. L’attrazione di investimenti industriali o digitali può diventare un’opportunità reale per la Calabria solo se legata a rigide condizioni contrattuali e tecnologiche:

  1. Addizionalità reale: L’insediamento di grandi consumatori industriali deve essere vincolato alla contestuale installazione di nuova capacità rinnovabile sul territorio calabrese.
  2. Sistemi di accumulo e flessibilità: È fondamentale investire su storage (batterie e pompaggi) e sulla digitalizzazione delle reti per gestire l’intermittenza delle fonti pulite.
  3. PPA Evoluti (Contratti orari): Gli approvvigionamenti energetici delle imprese devono basarsi su profili orari reali, coerenti con la reale produzione green locale, evitando i prelievi da fossili nei periodi di vuoto rinnovabile.

Il Modello Vincente: Autoconsumo e Comunità Energetiche Rinnovabili (CER)

La strada maestra per trasformare la Calabria in un vero hub delle rinnovabili non è riprodurre i vecchi schemi industriali sotto una nuova veste retorica. La vera svolta per trattenere valore sul territorio, portando benefici diretti a famiglie e imprese in bolletta (andando oltre i limiti del solo mercato all’ingrosso), risiede nell’autoconsumo diffuso e nelle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER).

La sfida del futuro non è semplicemente produrre di più, ma coordinare in modo intelligente la generazione, la domanda e l’accumulo per massimizzare la contemporaneità locale tra produzione e consumo. La Calabria possiede tutte le leve strategiche necessarie per guidare questo cambiamento: eccellenti risorse naturali (sole e vento), competenze ingegneristiche e universitarie di prim’ordine, aree industriali da riqualificare e reti pronte a evolversi.

Per trattenere valore sul territorio ed evitare che alle comunità restino solo gli impatti ambientali e paesaggistici, è necessario implementare una strategia chiara: promuovere la nascita di configurazioni di autoconsumo collettivo, investire sulla flessibilità e digitalizzazione delle reti, e favorire una transizione che metta al centro i cittadini e le imprese locali. Solo riducendo in modo strutturale la dipendenza dal gas naturale potremo, finalmente, definire la Calabria un vero e proprio Hub delle Rinnovabili.

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